
– “Il patto dell’acqua“, A. Verghese, Neri Pozza: ****/5
– “Le cinque ferite“, K. Valdez Quade, Ponte alle Grazie: ****/5
– “La sostituta“, S. Adriansen, Mathiou, Beccogiallo: *****/5
Ho adorato La sostituta. Le autrici raccontano alla perfezione maternità e postpartum REALI, non quelli tutto rose e fiori dipinti dagli spot o dai social media. Mi sono rivista tanto in questo graphic novel, ho rivissuto il mio passaggio repentino da donna incinta – coccolata, ingenua e piena di belle speranze – a mamma di un frugoletto totalmente inerme e dipendente.
Era facile pensare solo per due.
Eravamo solo io, mio marito e la nostra semplice routine.
Per dire, bastavano un plaid avvolgente, il nostro lettone, qualcosa da sgranocchiare e un bel film.
Poi, tutto è cambiato.
La nostra vita è stata completamente stravolta nel 2017. È nata lei, E.R. E siamo nati noi, una mamma e un papà.
Evolvere in un trio è stato un passaggio meraviglioso, incredibile, sconvolgente e complicato.
Sono stati mesi di scoperte, di crescita, di sacrifici e sì, anche di lacrime e stanchezza. Ho avuto un indicibile crollo emotivo e ormonale, più stavo male, più mi sentivo in colpa, in un circolo vizioso. Mi dicevo “sono circondata da persone che mi amano, ho una figlia sana e stupenda. Perché sto così?”
Ci sono voluti mesi, anni, per riprendermi e rimettermi un minimo in carreggiata. Non è stato facile accettare subito il radicale cambio di vita e la totale dipendenza di una piccola, straordinaria e delicata creatura. Credevo di non essere minimamente all’altezza.
Sembra facile e scontato godersi “quei momenti perché poi non tornano” ma io non vedevo l’ora che mia figlia crescesse un po’. Che diventasse più indipendente, che potesse parlare e dirmi chiaramente le sue necessità, i suoi bisogni. Mi sentivo cattiva e sbagliata nel pensare ciò.
L’amore dei miei genitori, di mio fratello, di mio marito e della sua famiglia, dei miei amici e, soprattutto, di E.R. è stato l’antidoto perfetto. I crolli ci sono ancora, eccome se ci sono, così come i litigi, le ansie, le frustrazioni. Ma tutto è più razionalizzato, lontano dall’ormone impazzito del post partum, insomma.
Avere un figlio non è assolutamente una passeggiata. Non ho di certo scoperto l’America.
Libri, teorie, consigli vari e magari non richiesti. Niente ci prepara davvero a questo stupendo e faticoso evento.
Mio marito e io eravamo consapevoli di ciò ma è stata comunque un’ardua prova. Lo è tuttora, dopo più di sette anni.
Ritagliarsi un po’ di tempo solo per noi due continua a rivelarsi difficile e quasi impossibile.
Siamo però felici e grati di quello che abbiamo.
Nonostante non sia sempre facile stare dietro ai suoi ritmi incessanti, nostra figlia, come si suol dire, è la luce dei nostri occhi e ci riempie ogni attimo di gioia, amore, felicità e orgoglio.
E questo ci basta e avanza.