Consigli lesti e onesti

“La notte dell’uccisione del maiale” – M. Szabó

CASA EDITRICE: EDIZIONI ANFORA

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2018 (prima edizione, 2011)

PREZZO DEL CARTACEO: €17,50

PAGINE: 280

TRADUZIONE: F. Ciccariello

Debrecen, Ungheria dell’Est, dicembre 1955. Due famiglie agli antipodi, i cui punti di congiunzione sono János e Paula, si stanno preparando per il consueto rito invernale dell’uccisione del maiale. János, insegnante proveniente dai Tóth, da generazioni artigiani saponieri; Paula, discendente dei nobili e decaduti Kémery. Due nuclei familiari – completamente diversi per ceto, tradizioni e credenze – che non hanno contatti da anni ma che, loro malgrado, condividono una storia.

L’uccisione del maiale e il successivo e tradizionale banchetto sono generalmente motivo di gioia, festeggiamenti e socializzazione nelle comunità contadine. In questo caso, invece, le ore che precedono questo evento diventano per la Szabó un pretesto e un’occasione per far sì che i suoi personaggi riportino a galla gli antichi rancori ormai radicati in questo intricato – e marcio – albero genealogico, i cui legami sono contorti e intrecciati in modo indissolubile. Altro che Beautiful

La Szabó ci porta a braccetto in una fredda Debrecen e ci mostra, attraverso i flashback e flussi di coscienza dei vari personaggi, un mondo antico spazzato via dal regime comunista e dalle sue espropriazioni, statalizzazioni, censure, lotte alla religione, ripartizioni di proprietà e terreni dei latifondi. Il tutto pervaso dalla sensazione tangibile di un’epoca che finisce, dalla malinconia per un passato inevitabilmente andato e dal senso disperato di un’ineluttabile fine. 

“Nonnina era morta, era morto zio Keresztes, a Köntös c’era un affittuario, ed era morta anche la giovinezza, il profumo del sapone, il brontolio di Gyula.”

Capitolo dopo capitolo, la narrazione e “l’occhio di bue” si spostano da un personaggio all’altro e ci conducono all’epilogo, alla punta dell’iceberg, attraverso la continua sovrapposizione di passato e presente grazie a ricordi e memorie flash. 

I Kémery e i Tóth ci vengono presentati in media res, con i loro retroscena e background che si srotolano pian piano, dolorosamente, come un cerotto appiccicoso che viene tolto indugiando. Ogni punto di vista va ad apporre un tassello in più al quadro generale, al puzzle di legami, segreti inconfessabili, ostilità e faide tramandate di generazione in generazione. 

Nel saggio dell’autrice in postfazione veniamo a conoscenza di tematiche, genesi e fonti di ispirazione dei suoi romanzi. Interessante trovare moltissimo di autobiografico in essi.

“Quasi ogni personaggio de La notte dell’uccisione del maiale mi fu ispirato da qualcuno, da qualche tipo vissuto tempo prima.”

Questo splendido e terribile romanzo è stato il mio primo approccio alla Szabó. Sono rimasta estasiata dalla sua prosa potente, evocativa e affilata. Un romanzo familiare e corale popolato da stirpi decadute, donne “in qualche modo rimaste fuori dalla vita” perché non sposate e senza figli, artigiani e lavoratori stakanovisti che tirano a campare per sbarcare il lunario, mogli infelici, mariti perdenti e sbeffeggiati, figli ingrati, amanti con dei conti in sospeso, e molto, molto altro ancora. La scrittrice ungherese, con maestria ma senza pietà, viviseziona i suoi personaggi, scava nel loro io più oscuro e profondo e sviscera i loro pensieri più subdoli e nascosti.

Fatevi un favore e leggete questa sorprendente meraviglia.

In collaborazione con Edizioni Anfora.

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