Consigli lesti e onesti

“La luce di Akbar” – N. Carucci

CASA EDITRICE: La Lepre Edizioni

COLLANA: Visioni

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021

PREZZO DEL CARTACEO: €18,00

PAGINE: 256

All’inizio del XVI secolo, l’attuale nazione indiana era frammentata in vari domini. Dopo violenti scontri tra clan per il potere, fu la dinastia Moghul a vincere (1526) e fu Akbar il Grande (1542 – 1605) a far conoscere all’India un incredibile periodo di riforme politiche, impegno militare ed espansione territoriale, benessere economico e promozione del dialogo tra religioni (induismo, cristianesimo, ebraismo, islam e non solo). Il Paese divenne un melting pot di culture, credi religiosi e commerci (anche con i paesi europei) decretando la potenza dell’India a livello mondiale.

Questo sovrano illuminato, assoluto e sunnita, dalla sua capitale Fatehpur Sikri (“Città della vittoria”), ricercò in tutti i modi equilibrio e sincretismo religioso in un’epoca tumultuosa e di grande fermento. Fondò addirittura una “setta” di sapienti di diversi credi nel quale il sovrano era la figura centrale e il cui fine ultimo era quello di trovare punti di accordo tra le religioni conviventi e riuscire a pacificarne i conflitti che erano all’ordine del giorno all’interno del vasto e variegato impero.

“Questo è il nostro Hindostan, e la Casa del Culto dev’esserne lo specchio. Per questo abbiamo deciso di aprirla a ogni dottrina.”

Tra le tante lotte intestine in atto nella corte indostana troviamo infatti quella tra i tradizionalisti che non vedono di buon occhio questa apertura (e temono ripercussioni sui propri privilegi) e coloro che approvano la politica di amicizia, scambio e coesione di Akbar. 

“Ma noi ci riferiamo alla contrapposizione politica fra i riformisti e gli ortodossi. I nostri provvedimenti non trovano tutti d’accordo. Diversi nobili influenti oppongono resistenza, abituati a un’autonomia tribale non più compatibile con l’impero che abbiamo edificato, e le innovazioni in campo religioso dispiacciono agli ulema più rigidi.”

È ammirevole come il sovrano tentò di prendere la parte migliore di ogni religione e cercò di “sostituire la distanza con la prossimità”.

In La luce di Akbar vi è tutto questo e molto altro e il filtro attraverso il quale seguiamo la storia è lo sguardo attento e dolce di Samir, figlio del kotwal (funzionario) Jamal, giunto a corte con il padre e ignaro degli intrighi, tradimenti, giochi di potere e conflitti che circondavano Akbar. L’ingenuo ragazzo entra nella cerchia dell’insicuro e irascibile primogenito del sovrano, Salim, e si innamora di Man Bai, splendida principessa rajput dell’harem reale.

La formazione dei due giovani si alterna e si incrocia alle dinamiche di governo. Tra le pagine del libro di Navid Carucci troviamo infatti politica, religione, dialogo, apertura, tolleranza, interculturalità ma anche il rapporto tra padre e figlio, la prole che deve fare i conti con l’eredità e il fardello del genitore, sia esso un re o un semplice funzionario.

“Tu ti senti bloccato perché tuo padre ti ingombra la via, io mi sento perso perché il mio non me l’ha indicata. Forse i padri sono destinati a sbagliare in ogni caso.”

Ho amato la precisa e puntuale ricostruzione storica che Carucci – laureato in Storia dell’Asia orientale, insegnante e traduttore – mette in atto, con personaggi (realmente vissuti o di fantasia) vividi e ben delineati, atmosfere immersive e ricche descrizioni. Ho apprezzato molto anche gli approfondimenti finali sulle figure storiche, la cronologia dei fatti salienti e la bibliografia.

Se volete tuffarvi in un romanzo storico appassionante e ben scritto, in cui si susseguono splendide e pregiate vesti, donne misteriose celate negli harem, vasche traboccanti denaro, tappeti di incalcolabile valore, gioielli meravigliosi, grandi tematiche universali, conflitti politici e religiosi, leggete La luce di Akbar. Consigliatissimo!

“Ero abbagliato dalle pietre preziose – diamanti di Golconda, rubini di Burma, smeraldi del Nuovo Mondo – indossate dai cortigiani, che erano più all’altezza del mio sguardo, mentre i volti mi apparivano sbiaditi.”

In collaborazione con La Lepre Edizioni.

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