Consigli lesti e onesti

“Il popolo bianco” – F. H. Burnett

CASA EDITRICE: Caravaggio Editore

COLLANA: I Classici Ritrovati

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2021

PREZZO DEL CARTACEO: €12,50

PAGINE 148

TRADUZIONE: E. Cordone

Un vecchissimo pastore che mi aveva osservata in viso quando ero appena nata aveva sentenziato che avevo occhi che vedevano.”

Nelle innumerevoli stanze del solitario e arroccato Muircarrie Castle, nelle Highlands scozzesi, vive la dolce e introversa Ysobel, ereditiera e capo del suo clan, orfana dalla nascita e cresciuta da Jean, una lontana cugina, e Angus, addetto alla biblioteca del castello.

Ragazza timida e sognatrice, con all’apparenza nulla di particolare, rivela fin da piccola sensibilità ed empatia uniche, al punto tale da riuscire a vedere cose “altre”, non appartenenti alla sfera del tangibile, come ciò che lei stessa chiama “Il popolo bianco” (non svelerò nulla in merito!). Ysobel non si rende conto dell’eccezionalità della cosa – vissuta da sempre come “naturale” – fino al momento in cui finalmente decide di uscire dai confini del castello e della brughiera e di confrontarsi con il mondo esterno.

Il bagaglio di storie, leggende, filosofia e fiabe con cui Angus l’ha cresciuta e istruita fa sì che lei abbia una visione chiara e limpida del mondo “Altro”, a differenza del resto del mondo, la cui vista è offuscata dalle nebbie e dai fumi della città e dalla vita di tutti i giorni.

La maggior parte della gente è così piena di dubbi che se solo potesse vedere o ascoltare e sapere qualcosa d’incontrovertibile cadrebbe in ginocchio a rendere grazie.”

La giovane – forse a causa della sua incredibile nascita – sembra fungere da prisma per la manifestazione del sovrannaturale e della conoscenza necessaria all’umanità per avvicinarsi al divino. Per lei il velo di Maya tra il mondo reale e quello “Altro” si squarcia, permettendole inoltre di avere un’esperienza quasi panica e condivisa con la Natura, che altro non è che Dio.

Non vedevo la bellezza della notte, il cielo, quell’ombra straordinaria in cui il paesaggio andava a fondersi. Io ero parte di tutto ciò, tutt’uno con essi.”

È nell’unione che si svela la Verità, ciò che Ysobel chiama “Segreto”, qualcosa che andrebbe condiviso ma che ancora rimane oscuro alla maggior parte dell’umanità.

Non piangemmo, né parlammo, ma ci stringemmo l’una all’altra… ci stringemmo. È tutto ciò che possono fare le creature umane in attesa che il Segreto sia svelato.”

Di nuovo, come in La stanza chiusa, Burnett dà voce a una figura femminile estremamente introversa, diversa dai suoi coetanei, una creatura che non riesce del tutto a comunicare col resto del mondo ma che, forse proprio per questo, ha la capacità innata di percepire e comprendere linguaggi sovrannaturali.

Tra le tante tematiche affrontate in questo libro, emerge prorompente quella della morte e della vita dopo di essa – come in Nella stanza chiusa (recensione qui) – una costante nella vita della Burnett dopo la tragica scomparsa del primogenito a causa della consunzione (1890).

La storia di Ysobel è potente, dolceamara, riesce a toccare corde delicate con la dolcezza tipica di Burnett che, dietro quella che inizialmente potrebbe apparire come una storia per fanciulli, cela qualcosa di più profondo ed esistenziale.

“Fin dai miei primi ricordi ho nutrito un vago senso di conforto nel sentore che vi risiedesse una qualche strana forma di vita che non si poteva vedere con chiarezza, ma di cui si era sempre consapevoli.”

CONSIGLIATISSIMO!

In collaborazione con Caravaggio Editore.

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