Consigli lesti e onesti

“Nella stanza chiusa” – Frances H. Burnett

CASA EDITRICE: Caravaggio Editore

COLLANA: Classici Ritrovati

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2020

PREZZO DEL CARTACEO: €11,90

PAGINE: 106

TRADUZIONE: E. De Luca – G. Milo

“Era una fragile, strana creatura, con modi silenziosi e voce e occhi dolci.”

Judith Foster, sette anni, vive in un appartamento accanto ai binari di una Ferrovia Sopraelevata con i suoi genitori, operai sempre oberati di lavoro ma felici e innamorati della loro bambina.

“C’era nella sua strana piccola anima un segreto di cui nessuno conosceva l’esistenza.”

Judith non è come gli altri ragazzini. Taciturna, pensierosa, dalla fervida immaginazione, sempre persa in un mondo tutto suo, con “la credenza per cui ella non fosse propriamente reale… o che non appartenesse alla vita in cui era nata“. Tra le frasi enigmatiche che riserva a sua madre – e che lasciano la donna perplessa ed esterrefatta – molte riguardano una loro antenata, zia Hester, morta in circostanze misteriose a soli quindici anni. Altra particolarità di Judith sono le sue profonde esperienze oniriche ed extracorporee, di cui i genitori non sanno nulla.

L’estate torrida e insopportabile, resa ancora più avvilente dai rumori continui della ferrovia e degli appartamenti popolari, sembra prendere una nuova piega quando il padre riceve un’offerta di lavoro come custode presso una villa immersa nel bosco. La famiglia di Judith ha a disposizione tutta la magione – lasciata in tutta fretta dai proprietari – tranne una stanza al quarto piano, chiusa a chiave.

Quale segreto nasconde questo luogo?

Se pensiamo a Frances H. Burnett, non possono non venirci in mente “Il piccolo lord” (1886), “La piccola principessa” (1896) e, soprattutto, “Il giardino segreto” (1911). Il testo qui recensito è del 1904 e sembra nascere come libro per bambini ma, in realtà, tratta tematiche non proprio da testo per l’infanzia come, ad esempio, la morte in tenera età – la voragine mai sanata scavata dalla scomparsa del primogenito Lionel (1874-1890) senza dubbio ha influenzato in maniera indelebile la produzione della Burnett – oppure l’attenzione e l’intelligenza dei fanciulli, generalmente sottovalutate e sminuite dagli adulti ma che, in realtà, nascondono un immenso potenziale. È forte la contrapposizione tra la concretezza e la pragmaticità dei genitori e la finissima sensibilità di Judith, che le permette di percepire dettagli, connessioni, circostanze che esulano dalla mera tangibilità. 

La prosa dell’autrice è soave, delicata, ma in grado di trasmettere inquietudine e un profondo senso di perturbamento. Leggendo, siamo certi che, ecco, succederà qualcosa, ma la Burnett – imperturbabile – se la prende comoda e ci porta al momento clou con calma e senza fretta, facendoci gustare la suspense e il climax.

Consigliatissimo!

In collaborazione con Caravaggio Editore.

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