Consigli lesti e onesti

“Sete” – A. Nothomb / “Le età dei giochi. Un’infanzia in Transilvania” – C. M. Florian

SETE – A. Nothomb

CASA EDITRICE: Voland

COLLANA: Amazzoni

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2020

PREZZO DEL CARTACEO: €16,00

PAGINE: 109

TRADUZIONE: I. Mattazzi

“L’intera condizione umana si può riassumere così: potrebbe andare peggio.”

Mi sono avvicinata alla superba figura di Amélie Nothomb grazie alla serie di interviste racchiuse in La bocca delle carpe di M. Robert (edito sempre da Voland, recensione qui) e finalmente, con Sete, mi sono decisa a fare un primo vero approccio alla scrittura di questa incredibile autrice. Beh, che dire, non è per niente semplice scrivere di un testo del genere.

La sorprendente voce narrante è Gesù, incarcerato e in attesa di essere crocifisso. È una specie di limbo spazio-temporale (episodio ovviamente non presente nei Vangeli) in cui Cristo ha la possibilità di ripercorrere tutta la sua vita umana.

“Ho sempre saputo che mi avrebbero condannato a morte. Il vantaggio di avere una certezza come questa è che posso accordare la mia attenzione a quanto lo merita davvero: i dettagli.”

Quanta potenza, quanta vita, quanta ironia, quanto dolore in un centinaio di pagine!

Sete è un soliloquio lucido, disincantato e, a tratti, sarcastico. Ci troviamo di fronte a un Gesù reale, tangibile, carnale, corporeo, estremamente umano. Dio che si fa uomo, che si incarna, e che fa suoi non solo i nostri peccati bensì anche i sentimenti, le ansie, le speranze, le paure. È un Gesù “più uomo dell’uomo stesso” poiché, conscio della sua natura divina, amplifica qualsiasi esperienza, dalla più banale alla più grande. Non dà nulla per scontato. Ama l’incedere monotono dei giorni, la quotidianità, le piccole cose. E, nonostante sappia che con quel corpo sta per soffrire pene atroci, non rinnega nulla di ciò che ha provato, tutto ciò che la bella e unica vita umana gli ha donato.

“Verità così profonde non si apprendono se non avendo sete, amando e morendo: tre attività che necessitano di un corpo. Anche l’anima è indispensabile, certo, ma non può in alcun caso bastare da sola.”

La sete, tra le sensazioni più profonde ed estreme dell’uomo, diventa rappresentazione totale e pura dell’umanità di Cristo, la sua “vera natura, ciò che mi ha fatto amare la vita”. 

“In verità vi dico: ciò che sentite quando state morendo di sete, coltivatelo. Lo slancio mistico non è che questo. E non è una metafora. La fine della fame si chiama sazietà. La fine della stanchezza si chiama riposo. La fine della sofferenza si chiama conforto. La fine della sete non ha nome. […] L’istante ineffabile in cui l’assetato porta alle labbra un bicchiere d’acqua è Dio. […] È un istante di amore assoluto e di meraviglia senza limiti. […] Io sono venuto a insegnare questo slancio, nient’altro.”

Bellissima e commovente è anche l’immagine di Maria che la Nothomb ci propone. Prima di essere la Madre celeste, è una mamma totalmente umana, premurosa e votata al benessere del proprio figlio ed è una generatrice di vita che soffre pienamente, dignitosamente ed empaticamente al cospetto del dolore e della morte della sua creatura.

STRACONSIGLIATO!
PS: devo recuperare tuuuutto della Nothomb! @.@

 

LE ETÀ DEI GIOCHI. UN’INFANZIA IN TRANSILVANIA – Claudiu M. Florian

CASA EDITRICE: Voland

COLLANA: Intrecci

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

PREZZO DEL CARTACEO: €18,00

PAGINE: 356

TRADUZIONE: M. Barindi 

Transilvania, anni Settanta. Alla base di una delle tante roccaforti medievali di origine sassone presenti sul territorio, c’è un piccolo paese in cui la vita è rimasta quasi immune al progresso. La città di Brașov è vicina, eppure sembra lontana anni luce dal villaggio, un locus amoenus in cui le favole e le leggende sembrano tangibili e concrete quanto le verdi foreste che proteggono la pace del luogo.

Il bambino protagonista e narratore della storia vive con i nonni in questo melting pot di lingue e culture – la Romania, è risaputo, è stata per secoli un calderone di civiltà, tradizioni ed etnie: romeni, ungheresi, tedeschi, sassoni, bulgari e tanti altri.

“Non tutti parlano il tedesco, né il sassone, né l’ungherese, però tutti parlano il romeno. È la lingua della terra, non lascia nessuno proseguire per la propria strada senza che abbia saputo qualcosa.”

Il bambino cresce all’ombra degli alti alberi e della fortezza, circondato dalla natura di un luogo idilliaco, dai ritmi della terra e dalle cure dei nonni, ma con la matura e crescente consapevolezza di altri posti, realtà diverse.

“Noi siamo qui. Però non siamo soli – e qui non è l’unico posto al mondo.”

Non è orfano, i genitori vivono e lavorano a Bucarest – una città per lui tanto lontana che quasi non esiste – e lo vanno regolarmente a trovare. Dai discorsi degli adulti, della radio e della televisione emergono storie di censura, ribellioni, scioperi, disagio sociale, emigrazioni, situazioni che il bambino recepisce ma che, chiaramente, non riesce ancora a capire. Perciò chiede, fa domande (anche scomode), alle quali i nonni e i genitori cercano di rispondere sinceramente ma senza approfondire troppo. 

“Una risposta che non porti con sé il seme di una nuova domanda non esiste. Non per me.”

Giorno dopo giorno, con acutezza e perspicacia, esplora e studia la realtà come solo i bambini sanno fare e si rende conto che la vita non sempre è giusta o facile. Ogni pagina trasmette la tenerezza e la dolcezza di un bambino che scopre il mondo attraverso la propria esperienza e i tentativi di rielaborazione dei discorsi “dei grandi”.

“- Guarda con attenzione quell’aereo, lassù […] Come puoi notare, il rumore rimbomba dietro da qualche parte, staccato dall’aereo […]

– E… perché succede questo?

– Perché è così, tesoro mio. Ha a che fare con la velocità del suono, questo lo imparerai a scuola più tardi […] E… lo stesso accade con le persone e con quello che fanno. Quelle che vedi oggi… di loro sentirai parlare più tardi, un giorno, e sempre più tardi le capirai veramente.”

La lente innocente e inconsapevole attraverso la quale il bambino osserva, filtra quindi la società e la Storia che si srotola davanti a lei. Anche il luogo idilliaco in cui il protagonista è cresciuto non può rimanere immune ai cambiamenti dati da un’epoca travagliata e da una nazione senza pace, caratterizzata dall’ emigrazione dei sassoni dalla Romania alla Germania e dalle problematiche scaturite dal regime socialista di Ceaușescu.

“- Bisogna sempre credere a tutto quello che racconta la gente?

– Finché sei piccolo, puoi credere a quello che ti piace – ritiene Papà. Poi, con voce più sommessa, aggiunge:

– Più tardi non ti piacerà più tanto tutto quello che sarai obbligato a credere.” 

Sogni, speranze e considerazioni di un bambino, politica, storia, racconti di famiglia, tradizioni, un pizzico di leggenda. Questo è Le età dei giochi. Un’infanzia in Transilvania.

Consigliato!!!

PS: leggere storie ambientate in Romania, soprattutto in Transilvania, mi fa nascere nel cuore un’incomprensibile nostalgia, un’indefinibile sensazione di struggimento e Fernweh. Adoro follemente!

 

Entrambi in collaborazione con Voland Edizioni.

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