Consigli lesti e onesti

“Non dite che non abbiamo niente” – M- Thien

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CASA EDITRICE: 66thand2nd

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2017

PREZZO DEL CARTACEO: € 22,00

PAGINE: 484

TRADUZIONE: MARIA BAIOCCHI, ANNA TAGLIAVINI.

Siamo qui per conoscere e non per dimenticare, per interrogare e non per rispondere“.

In questo struggente romanzo familiare ci troviamo ad affrontare e ripercorrere il dopoguerra cinese, l’era di Mao Zedong, la censura, le purghe, le rivoluzioni di Pechino. Vicende storiche vissute attraverso tre generazioni di personaggi (tra Canada e Cina) che annaspano con forza, tenacia, resilienza e un pizzico di ironia nel grande mare della Storia, nel tentativo di non essere dimenticati.

Ogni pagina è pervasa dal tema del ricordo e della memoria, le sole cose che nessuno ci può togliere e che devono essere coltivate. Il tempo scorre, il passato non torna, le persone ci lasciano e muoiono. Ma possiamo far sì che tutto ciò non venga spazzato via come polvere dal vento, possiamo far sì che il ricordo rimanga vivo in noi e venga tramandato, possiamo evitare che la Storia prenda il sopravvento e divori le vite “poco memorabili” e apparentemente dimenticabili.

Fratello mio, la Storia non ci abbandonerà

La scrittura di Thien è puntuale e precisa, senza troppi fronzoli, ma riesce comunque a creare un’atmosfera malinconica e poetica in cui risuona l’eco di melodie struggenti e lontane. La musica, infatti, fa da cornice all’intero romanzo: Bach, Beethoven, Šostakovič, Prokof’ev si alternano ad antiche ballate cinesi suonate nelle sale da tè. Si potrebbe quasi dire che la musica diviene uno dei personaggi, divampando potentemente nonostante le repressioni e le censure e rendendosi veicolo per il ricordo e la libertà di espressione.

Vorrei descrivere vite che non hanno più una controparte fisica in questo mondo; o forse, meglio, vite che potrebbero continuare se solo avessi occhi per vederle.

La narrazione è un perfetto accordo tra momenti di quotidianità e vicende passate dal retrogusto di leggenda che necessitano e chiedono di essere tramandate. C’è un’incredibile mescolanza tra realtà, onirico e passato in un gioco di scatole cinesi: la storia di Marie si fonde con quella di Ai-Ming e le due, insieme, ripercorrono la tormentata vicenda dei loro genitori e parenti. In tutto ciò, subentra la storia fittizia di Da-wei e Quattro Maggio dal sapore un po’ mitico e fiabesco, contenuta nel logoro e vissuto taccuino che mette in moto la narrazione.

Avrebbe preso i nomi di tutti i morti e li avrebbe nascosti, uno dopo l’altro, nel Libro dei ricordi, insieme a Quattro Maggio e a Da-wei. Avrebbe popolato quel mondo fantastico di nomi e gesta vere.

Un toccante romanzo sulla memoria, i legami familiari e la ricerca della libertà.

Consigliatissimo!

PS: ma quanto è bella la copertina?

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