Consigli lesti e onesti

"Il botanico inglese" – Nicole C. Vosseler / "Europa. La meglio gioventù" – E. Vigna

CASA EDITRICE: Neri Pozza

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

PREZZO DEL CARTACEO: €18,00

PAGINE: 425

TRADUZIONE: M. Paterlini e R. Scarabelli

“È il grande momento della passione per la natura, in cui si rende lode al suo creatore divertendosi e imparando.”

L’inglese Victorian age (1837 – 1901), epoca votata al progresso scientifico, al positivismo, all’esotismo, alla botanica, rivive tra le pagine del romanzo storico “Il botanico inglese”.

Nicole C. Vosseler, autrice tedesca – classe 1972 – ci porta però anche oltre l’isola britannica governata dalla regina Vittoria: seguiamo infatti Robert Fortune, direttore delle serre della Horticultural Society, sulla rotta verso il lontano Oriente, verso una Cina ancora in balia dei conflitti causati dalla lotta per il dominio di tè e oppio; una Cina che timidamente schiude allo straniero e all’Occidente la sua maestosità e la sua opulente e rigogliosa natura.

In questo periodo, infatti, avventurieri, scienziati e appassionati si spingono in terre misteriose e sconosciute per scoprire nuove specie e piante. Questo è esattamente il compito affidato a Fortune, il quale lascia in patria la sua famiglia – la moglie Jane e i due bambini – in nome della scienza e di una scoperta che possa farlo ricordare ai posteri. In Cina non sarà solo: nel suo viaggio di ricerca ed esplorazione – tra città sovrappopolate, monasteri, campi di tè, distese di fiori lussureggianti, natura incontaminata – verrà affiancato dall’autoctono e fedele Wang e dalla giovane jianghu Lian.

“Era stato un folle a partire per quell’avventura. Non era un avventuriero, lui. Era un semplice giardiniere, che apprezzava l’uniformità delle sue giornate e il fluire lento e tranquillo delle stagioni.” 

Tra le cose più belle di questa storia a cavallo tra realtà e finzione troviamo proprio la meraviglia di fronte ad angoli di mondo inviolati, nonché l’alone di magia e fiaba che avvolge l’Oriente inesplorato.

La vicenda scorre piacevolmente, le voci narranti in prima e in terza persona si alternano a lettere, diari di bordo e resoconti. Ho apprezzato molto i punti di vista femminili: Lian e Jane sono davvero ben caratterizzate. La prima, in perenne ricerca di pace interiore e libertà, vaga per la Cina insieme alla sua spada; la seconda non si dà per vinta a causa della lontananza del marito ma cerca piuttosto di migliorare la propria esistenza e posizione, rimanendo sempre fedele a se stessa, alla sua famiglia e al suo matrimonio.

Consigliato!

CASA EDITRICE: Neri Pozza

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

PREZZO DEL CARTACEO: €13,50

PAGINE: 174

“Quello che state leggendo non è un saggio sociologico né la valutazione ragionata di un’indagine statistica. È l’incontro aperto con una generazione.”

Tutto il senso e l’obiettivo di questo reportage/saggio/inchiesta è racchiuso in questa citazione. L’intento del giornalista Edoardo Vigna era proprio questo: un tête-à-tête con la gioventù di oggi, con quella frenetica generazione in perenne ricerca di stabilità, sicurezza e felicità.

“Quella che ho cercato di far emergere è ‘la meglio gioventù d’Europa’. In dieci tappe, in dieci luoghi diversi. L’ho chiamata Generazione Desiderius.” Desiderio, ossia la voglia di qualcosa che manca, l’anelito verso un fantomatico je ne sais quoi che non abbiamo ma di cui abbiamo bisogno.

Dieci città europee e dieci parole chiave per circa un migliaio di intervistati tra i quindici e i trentacinque anni. Una panoramica che ci mostra come la generazione di giovani di oggi, molto spesso definita “choosy e fannullona”, in realtà (e nonostante tutto) sia caparbia, decisa e resiliente. 

Europa. La meglio gioventù è un ritratto arguto e intelligente, anche se forse un po’ troppe voci si accavallano: Vigna cita nomi su nomi e riporta brevemente i dati di ogni giovane ma a mio avviso, così facendo non dà il giusto peso a ciascuna persona citata. Sì, certo, l’intento era quello di una serie di interviste “veloci”, tanti pezzi che, messi insieme, creano un puzzle, però avrei preferito “incontrare” meno intervistati e averli più approfonditi, in modo da empatizzare al meglio. 

Consigliato!

Entrambi in collaborazione con Neri Pozza.

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