Consigli lesti e onesti

"Ventiquattro" – V. Bardi

CASA EDITRICE: Società Editrice “Il Ponte Vecchio”

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

PREZZO DEL CARTACEO: €15,00

PAGINE: 253

“- Mamma… Non piangi mica, eh?

– Io? Ma figurati! Ricordati Martina: per un uomo non vale mai la pena! Bisogna piangere per un ideale. Per la politica. Per un’emozione. Per un cane, magari. Ma per un uomo no. Mai.” 

Ventiquattro appare fin da subito come un romanzo corale. Seguiamo infatti le vicende di una numerosa famiglia che vive in un piccolo paese dell’Emilia Romagna. Perno di questo nucleo familiare è senza dubbio Giada, cocciuta e orgogliosa donna in carriera, premurosa ma inflessibile madre di cinque figli. Parte della sua forza deriva dall’amore di e per suo marito Andrea, giornalista inviato di guerra. Quando però il matrimonio sembra essere arrivato al capolinea, la donna sente sulle proprie spalle il peso opprimente della vita che si è scelta e che credeva fosse salda e gratificante.

“Con il suo senso civico, la sua rettitudine e cocciutaggine, da giovane ha fatto innamorare metà della comunità di maschi del suo paese; ma come sempre succede nella vita, ha scelto il più sfuggente.” 

Parallelamente, seguiamo le vicende della figlia diciottenne, Martina, delle sue amiche e della sua storia travagliata con Matteo. I due – moderni Romeo e Giulietta – si frequentano in un clima tutt’altro che sereno, essendo figli di due ideologie politiche agli antipodi: lei ha alle spalle una madre sindacalista, comunista, sempre in trincea in difesa dei diritti dei più deboli; lui, benestante, di destra, rampollo del ricco industriale del paese.

È una storia di famiglie per bene e di famiglie disfunzionali, di barriere e muri alzati dall’orgoglio, di difficoltà ad esprimere ed esternare le proprie emozioni, di momenti mancati, destino inesorabile e di “amore dopo l’amore”.

“Giada fa per andarsene, ma d’improvviso la figlia le afferra una mano come a pregarla di restare.

Allora torna a sedere.

Le tiene la mano, senza muoversi, senza parlare.”

È un romanzo d’esordio e si percepisce. La scrittura appare acerba e, a mio avviso, troppo minimale. La scelta di andare a capo ad ogni frase o enunciato ha ingolfato un po’ la lettura. Il ritmo ne subisce e, a tratti, risulta sincopato. Alcune cose – come ad esempio luoghi o espressioni dialettali – spesso vengono “buttate là”, come se si desse per scontato che il lettore le conosca. Qualche nota esplicativa, magari, sarebbe di grande aiuto. 

Concludo dicendo che la trama ha del potenziale, senz’altro appassiona, ma – secondo il mio modesto parere – c’è da lavorare sullo stile.

In collaborazione con Scrittura a tutto tondo (service editoriale). 

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