Consigli lesti e onesti

“La tuffatrice” – J. von Lucadou

CASA EDITRICE: Carbonio Editore

COLLANA: Cielo Stellato

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2020

PREZZO DEL CARTACEO: €16,50

PAGINE: 247

TRADUZIONE: A. Ricci

“Correre il rischio di cadere per volare alto.”

Alla parola “distopia” ormai sono preparata: faccio un po’ di stretching, respiro e giù, mi tuffo felice con un bel salto carpiato, sperando che ad attendermi ci sia un libro degno della suddetta definizione. Nel caso de La tuffatrice, direi che ho trovato proprio un bell’atterraggio.

La tedesca Julia von Lucadou ci presenta un mondo iper tecnologico, governato dalla ricerca perenne e ambiziosa di perfezione – fisica e mentale – successo, fama, equilibrio, il tutto misurato attraverso dei punteggi: più si è efficienti nel proprio lavoro, più si sale nella scala gerarchica della società. La città pulita, asettica e luminosa è circondata da una periferia asfissiata dallo smog, sporca, povera, in cui i bambini si trascinano con l’unico sogno di poter essere notati durante qualche Casting e portati via da lì. È un mondo caratterizzato da sterilizzazioni, tablet che contengono intere esistenze, controllo delle nascite, app che imitano conversazioni con i genitori, agenzie che permettono di affittare bambini o partner per simulare temporaneamente una famiglia, assegnazioni della carriera in base alle attitudini dei ragazzi…

In tutto ciò, non possono mancare panem et circenses: blog da seguire in modo accanito, dive da stalkerare e monitorare giorno e notte e, soprattutto, il seguitissimo sport chiamato Highrise Diving, ossia tuffi acrobatici da grattacieli, effettuati con tute all’avanguardia e aerodinamiche, in cui vige la regola di arrivare più in basso possibile prima di risollevarsi in volo. Questo è ciò che fa Riva Karnovsky.

O, per meglio dire, faceva.

Acclamata e talentuosa, la giovane è diventata uno dei vip più amati, seguiti e spiati del globo. Il suo successo le ha aperto le porte del bel mondo, dato privilegi incredibili e fatto conoscere il fotografo Aston, con il quale ha un legame amoroso e lavorativo. Ma, improvvisamente, bum, vuoto emotivo e crisi interiore. La giovane decide di troncare di netto il contratto con l’Accademia, rischiando di perdere i benefits ottenuti e mettendo a repentaglio un’esistenza dorata e invidiabile ma ultra bombardata – oltre che dalla necessità di dover sempre sorridere, essere al top e un esempio positivo – da fan scatenati e affamati di notizie, media, social, video rubati, gossip e analisi di dati incrociati ed elaborati attraverso tag e metatag, e chi più ne ha più ne metta.

Riva è arrivata dalle periferie all’apice della sua carriera con grinta, spirito di iniziativa, autodisciplina e motivazione ma si percepisce bene quanto, oramai, lei non riesca più ad adattarsi al modello che la società richiede e per il quale ha tanto lottato. 

“Hai presente la sensazione che si prova quando il tuo Credit-Level sale e di conseguenza i tuoi privilegi abitativi aumentano? Ti trasferisci, entri nel tuo nuovo appartamento, esplori un po’ i dintorni […] Vedi queste cose per la prima volta ed è tutto molto eccitante […] Poi cominci a vederle tutti i giorni […] e ogni volta il panorama perde un po’ di colore, finché a un certo punto ti fa schifo tutto.”

C’è qualcosa di profondo e indicibile che la annichilisce, la chiude in se stessa e non le permette di rispondere al pressing che fan, media, allenatore e investitori le fanno costantemente.

“Provavo tristezza per una perdita di cui non mi ero resa conto, ma che era presente nel mio corpo. E lo è ancora.”

Planiamo nella vita di Riva e del suo compagno Aston attraverso il punto di vista di Hitomi Yoshida, l’efficiente psicologa incaricata di monitorare costantemente l’atleta – attraverso device di sorveglianza piazzati in casa, video, archivi digitali, GPS – e di trovare una soluzione a questa crisi. È proprio lei la narratrice di tutta la vicenda e Julia von Lucadou ha portato avanti in modo magistrale non solo la storia di Riva ma anche quella della stessa Hitomi, due esistenze “vittime” di una realtà soffocante, ossessionante, super esigente, che non ammette il minimo errore o negligenza. Seguire il caso dell’atleta che molla tutto senza motivo, infatti, instilla nella psicologa profondi dubbi, facendole riconsiderare tutta la sua apparentemente perfetta, asettica e super-programmata vita.

In questo libro innovativo dalla scrittura decisa, senza fronzoli ed essenziale, ho trovato tracce della serie tv Black Mirror – per l’uso massiccio e soffocante di tecnologia, che pervade irreparabilmente ogni fibra – di 1984 – per la perenne sorveglianza e la claustrofobica sensazione di essere sempre giudicati, misurati, soppesati e di non essere in linea con i dettami della società – ma anche qualcosa di Hunger Games – per il morboso interesse per un entertainment pericoloso e, spesso, mortale e sanguinoso. Insomma, un futuro non troppo distante dal presente in cui viviamo. Pagina dopo pagina, infatti, sentivo una stretta allo stomaco e pensavo “ma questo succede già ora, non è qualcosa di lontano dalla realtà!”. Bello e terribile allo stesso tempo.

“Evitare i seguenti argomenti: politica, religione, sessualità. Evitare le opinioni personali, le battute, i pettegolezzi. Evitare gli spigoli. Evitare la luce diretta del sole. Evitare la sensazione di non avere una via d’uscita.”

CONSIGLIATISSIMO!

In collaborazione con Carbonio Editore.

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