Consigli lesti e onesti

“Bellissima regina” – M. Miranda

CASA EDITRICE: SCRITTURA E SCRITTURE

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

PREZZO DEL CARTACEO: €13,50

PAGINE: 188

Dopo aver apprezzato la voce di Miranda Miranda nel saggio “Una vita da signorina” (recensione qui), ho voluto leggere altro di suo. Il romanzo “Bellissima regina – Maria d’Avalos e Fabrizio Carafa, un drammatico amore” mi è sembrato subito pane per i miei denti affamati di leggende e tragiche storie.

Sono pochi i luoghi che non annoverano nella propria storia almeno una coppia di amanti sfortunati e il capoluogo campano non è da meno.  Scrittura & Scritture, da brava casa editrice napoletana, ha pubblicato questo splendido romanzo storico basato su una delle leggende più famose della città. 

Siamo appunto a Napoli, nel 1586. La bellissima Maria d’Avalos sposa in terze nozze il cugino Carlo Gesualdo, principe di Venosa. L’uomo, altero, geloso e diffidente, compone musica – madrigali – ma non c’è gioia né piacere in ciò che crea: solo tristezza e malinconiche sinfonie, specchio dell’animo cupo, autoreferenziale e ambiguo del principe. Maria, ancora giovane ma già oberata dal dolore per aver dovuto sotterrare due mariti e due figli piccoli, si sente opprimere e soffocare man mano che gli anni passano. 

“Questo diventa, nel corso della vita, il corpo della donna: passaggio di uomini, dei loro sessi, dei loro figli.”

Quattro anni dopo, durante un ballo, conosce il bel duca d’Andria, Fabrizio Carafa. L’attrazione reciproca è immediata e prorompe con forza. Inizia così un rischioso passo a due di corteggiamento, sguardi e ardente desiderio. Riusciranno a vivere il loro amore segreto e pericoloso, circondati da spie e in un crescendo di segnali infausti? Certamente il sottotitolo del romanzo non fa presagire nulla di buono ma in certi casi, come si suol dire, il viaggio conta più della meta e ciò che dovrebbe attrarre non è tanto il finale (che, più o meno, tutti conoscono o possono intuire) quanto la genesi e la crescita di un amore adultero all’interno di una società antica ma non per questo dissimile a quella attuale. 

Il linguaggio forbito, desueto, d’altri tempi è senza dubbio in linea con il periodo storico descritto – troviamo, ad esempio, “Si diceva che la bella dimora fosse sotto l’incantagione di un antico maleficio”. Uno stile quindi ricercato e solenne che, assieme ad una piacevole descrizione degli ambienti e un’incantevole ricostruzione della Napoli barocca di fine Cinquecento, impreziosisce in modo coerente la narrazione.

Consigliato!

In collaborazione con Scrittura&Scritture. 

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