Consigli lesti e onesti

“Anja. La segretaria di Dostoevskij” – G. Manfridi

CASA EDITRICE: La Lepre Edizioni

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2019

PREZZO DEL CARTACEO: €25,00

PAGINE: 603

Dopo il piacevolissimo Anatomia della gaffe (recensione qui), mi sono approcciata al Manfridi romanziere e, per la prima volta, mi sono avvicinata alla mastodontica figura di Dostoevskij. Sono entrata dalla porta di servizio, in punta di piedi: invece di affrontare le sue opere, sono partita da un romanzo che lo vede co-protagonista e che fa luce su di una figura a lui tanto cara: la seconda moglie Anna Dostoevskaja. Non so davvero da dove cominciare per esternare tutto ciò che ho provato scorrendo le pagine di questo splendido testo.

Manfridi invece ha le idee ben chiare e sceglie di iniziare da una quasi fine, un momento cruciale per Fëdor, un devastante turning point dal quale il russo non si riprende mai davvero e che segna inesorabilmente la sua esistenza, i suoi scritti, il suo pensiero. 1849: Il giovane ufficiale degradato Fëdor Michajlovič Dostoevskij – di nobili natali, diplomato ingegnere militare, con la passione ardente per la letteratura – sta per essere giustiziato per partecipazione a gruppi sovversivi e tradimento verso lo zar. A un passo dal patibolo, però, riceve l’amnistia. Diciassette anni dopo, avviene l’incontro tra la giovane Anna Grigor’evna Snitkina (Anja) e l’ormai famoso scrittore. Quest’ultimo sembra essere di nuovo sull’orlo di un precipizio: pieno di debiti e messo alle strette dal subdolo Stellovskij, il suo editore, firma un contratto che lo obbliga a scrivere un romanzo in un mese, pena la perdita dei diritti su tutte le sue altre opere – passate e future. Anja, la migliore stenografa del rinomato istituto Ol’chin di San Pietroburgo, sembra essere la sua ultima speranza.

“Sapeva che avrebbe dovuto mercanteggiare i termini del proprio orgoglio e della propria schiavitù sedendosi […] di fronte alla carta che regola la compravendita di ciò che per altri è poco ma che per lui corrisponde alla sua stessa anima.”

Questa corsa contro il tempo avvicina fin da subito la ragazza – nel fiore dei suoi anni – e Dostoevskij, uomo vissuto, frenetico e ipocondriaco, oberato dal peso della sua fama, dei problemi familiari, degli attacchi epilettici e dalla spada di Damocle messa sul suo capo dal diabolico editore. Ventisei giorni al cardiopalma, scanditi da battute al vetriolo, scenette esilaranti, attimi di dolore indicibile e momenti di una tenerezza assoluta. 

“Io rivendico per godere il mio diritto a soffrire. Sono così e non mi nascondo. […] Cos’altro è l’ipocondria se non questo?”

Per la ragazza, determinata e orgogliosa, l’incontro con il grande scrittore – tanto amato da suo padre – non è solo un onore e una fortuna, ma anche un grande momento di cambiamento: segna infatti il passaggio dalla relativa tranquillità e sicurezza della “bambagia” di studentessa all’impietoso mondo del lavoro.

“Da adesso in poi la differenza tra un mondo futuro con Dostoevskij e uno senza, sarà la premessa di tutto ciò che potrà avere valore oppure no.”

Anja, la segretaria di Dostoevskij sì, ma non solo. È grazie a lei e al suo lavoro di memorialista se abbiamo a disposizione le carte ordinate del marito e opere su di lui, preziosissime testimonianze dirette di una persona così vicina a Fëdor Michajlovič.

“Probabilmente, Monsieur, non la conoscete ancora del tutto. A carezzarla è morbida; dentro, granito puro.”

Di questo romanzo ho amato tutto. Personaggi tridimensionali, scene vivide, linguaggio ricercato e magnetico. Il tutto, presentato con una grande capacità di introspezione. Senza contare l’armonioso alternarsi di narratore onnisciente – che spesso si rivolge al lettore, come fa un attore in teatro – e il flusso di coscienza. In un grazioso gioco di metanarrazione, la voce narrante e onnisciente ci invita spesso ad andare più vicino, osservare meglio la scena descritta. E noi lo facciamo, ci avviciniamo, ci affidiamo al narratore, le cui descrizioni sono talmente vivide da darci davvero l’impressione di essere lì. Stupende poi le incursioni di realismo magico e le scene dal taglio teatrale. E vogliamo parlare della meraviglia provata nel sorvolare San Pietroburgo, nel tuffarsi e vagare tra le sue vie, gli odori, i colori, le abitudini, gli abitanti, i pregi e i difetti? Manfridi non ci narra solo la storia di e tra Dostoevskij e Anja, ma dirige in modo magistrale un coro di migliaia e migliaia di voci.

Voltata l’ultima pagina, ho sentito una stretta al cuore. Avrei voluto non finisse mai.

Grazie Giuseppe.

CONSIGLIATO, STRACONSIGLIATO, CONSIGLIATISSIMO!!!!!!!!!

In collaborazione con La Lepre Edizioni.

PS: vi rimando alla splendida recensione della mia amica Imma: https://ilibridellabiskotta.wordpress.com/2020/03/08/anja-la-segretaria-di-dostoevskij-giuseppe-manfridi/

2 thoughts on ““Anja. La segretaria di Dostoevskij” – G. Manfridi

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